L’intervento della Ministra Cartabia alla presentazione del docufilm “Exit” di Stefano Sgarella: un “gruppo di lavoro” per affrontare singoli e specifici problemi

Le cronache

“Il carcere non è un pianeta ma una galassia”: così si esprime la Ministra Marta Cartabia, invitata alla Mostra del Cinema di Venezia per la presentazione del docufilm “Exit” di Stefano Sgarella. Mentre il docufilm racconta la storia del reparto “La Nave” di San Vittore – reparto per detenuti tossicodipendenti –, la Ministra ricorda come il carcere sia costellato da una pluralità di situazioni, da diversi gradi di pericolosità, raccoglitore di persone che sono all’interno dello stesso per le più svariate ragioni. Dai reparti protetti, a quelli per le donne, allo stesso “La Nave”, ci si interfaccia con mondi diversi che hanno bisogno di approcci diversi e diversificati interventi.

La Ministra, interrogata su quanto l’attenzione al mondo carcerario sia effettivamente aumentata per quantità, qualità e consapevolezza, appare fiduciosa: si comincia a capire l’importanza che questo – il suo funzionamento, la rieducazione – ha per tutta la società. Ovviamente, “le sensibilità sono le più diverse”, sono ancora molti i pregiudizi dovuti alla non conoscenza, ma sottolinea come puntare i riflettori (si perdoni la metafora nel clima della Mostra, nda) su questa realtà, con docufilm come quello che si andava presentando, risulti importante per aiutare tutti nella strada della conoscenza. “Bisogna aiutare a vedere, conoscere”, ribadisce la Ministra, sottolineando come lo slogan di Piero Calamandrei sia un monito e un mantra che non vuole smettere di portare avanti: “Occorre aver visto”. Le situazioni materiali sono le più svariate, anche molto complesse: molte celle ancora sono prive di acqua corrente, in una situazione come quella dell’estate appena conclusa, in cui si sono raggiunti picchi di caldo spaventoso, ancora più spaventoso se trascorso in una cella senz’acqua, magari condivisa con molte altre persone.

La Ministra poi dimostra la sua volontà di intervenire sulle problematiche penitenziarie da un punto di vista meno teorico e formale e, per questo forse, più incisivo sulle condizioni effettive di carcerazione. Infatti, precisa: “Non aspettatevi miracoli ma aspettatevi un cammino, un cammino in cui avverto di avere la disponibilità di molte persone. In giornata firmerò la costituzione di un gruppo di lavoro che non sarà messo all’opera per ripensare le grandi teorie sul carcere – questo è già stato fatto da altri – ma per cominciare ad affrontare concretamente una serie di singoli, specifici, problemi che, anche a legislazione invariata, come a legislazione invariata è nata “La Nave”, possono dare grandi frutti. Trovo grande disponibilità, grande sensibilità, energie che si vogliono mettere in moto. Questo basterà a far rotolare una palla di neve che speriamo diventi presto una valanga”. La Ministra, quindi, conferma l’intenzione di mettere su un gruppo di lavoro che non ripensi il carcere dalle sue fondamenta ma agisca sulla sua quotidianità, sui piccoli grandi problemi che lo affliggono, svicolando da riforme legislative che impiegherebbero tempi, risorse e, probabilmente, maggioranze su cui al momento non è possibile contare.

Non si sono fatte attendere le prime dichiarazioni sull’inizio di questo “cammino” auspicato ed anticipato dalla Ministra a Venezia. Gennarino De Fazio, Segretario Generale della UILPA Polizia Penitenziaria, come si legge nel Comunicato stampa della UILPA del 09/09/2021, non si sbilancia: “Attendiamo di saperne di più e soprattutto di capire come e di cosa tale gruppo di lavoro dovrà concretamente occuparsi e, soprattutto, in quali tempi. Le carceri, infatti, sono un malato allo stato terminale e non c’è più molto tempo per gli studi e le teorizzazioni, ma servono interventi tangibili e immediati. Purtroppo, abbiamo moltissime esperienze di commissioni e gruppi di lavoro nati e morti senza lasciare un qualche segno della loro esistenza, se non magari nelle casse dell’erario. E questo, sia chiaro, il più delle volte non per demerito di chi li componeva, ma perché poi i vari Ministri e Capi dipartimento non hanno adottato nessuna delle soluzioni proposte, quasi come fossero servite esclusivamente per prendere tempo. [..]”

La necessità di soluzioni immediate e tangibili, formate da gruppi di lavoro rapidi ma soprattutto capaci di trovare risposte reali ai problemi della quotidianità penitenziaria – quella di detenuti, personale ed operatori – è auspicata, quindi, da tutte le parti in gioco.

Per far fronte a ciò, il Garante dei detenuti Mauro Palma, il costituzionalista Marco Ruotolo e il presidente di Antigone Patrizio Gonnella, presenteranno il 20 settembre prossimo a Rebibbia una proposta di riforma del Regolamento penitenziario (D.P.R. 30 giugno 2000, n. 230), in particolare sul tema delle telefonate, dei colloqui, dei trasferimenti, dell’isolamento e sull’ingresso in carcere dei media, argomenti di quotidianità penitenziaria, di reale funzionamento della struttura, “affinché il carcere torni in linea – come richiesto anche dalla Corte Edu – con il dettato costituzionale”. (MARTINI E., Carceri, la riforma di Cartabia affidata ad un «tavolo di lavoro», in ilmanifesto.it, 10/09/2021).

Si attendono, quindi, gli sviluppi sulla costituzione, il funzionamento e, soprattutto, i risultati di questo neonato “gruppo di lavoro”.

Potete rivedere l’intervento qui.

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