Sollevata la questione di legittimità costituzionale dell’art. 41-bis, co. 2-quater, lett. e)

La tutela giurisdizionale dei sottoposti al “carcere duro”

Cass. Pen., Sez. I, ord., 21 maggio 2021, n. 20338. 

Con la presente ordinanza la Corte di Cassazione ha sollevato, circa gli artt. 3, 15, 24, 111 e 117 Cost., e art. 6 CEDU, una questione di legittimità costituzionale dell’art. 41-bis, comma 2-quater, lettera e), legge 26 luglio 1975, n. 354 laddove stabilisce “la sottoposizione a visto di censura della corrispondenza”. La Corte precisa come da tale affermazione ne discende che per i detenuti sottoposti al più rigoroso regime detentivo, il visto di censura deve essere apposto anche con riferimento alla corrispondenza intercorsa con i soggetti indicati all’art. 103, comma 5, cod. proc. pen. (difensori, investigatori privati, consulenti tecnici e loro ausiliari)”.

La Corte sottolinea come la sottoposizione a visto di censura della corrispondenza in uscita con il proprio difensore comporta una lesione sia dei diritti alla libertà e alla segretezza della corrispondenza, sia del diritto alla difesa sia ad un equo processo.

In altri termini, una norma volta a negare la riservatezza delle comunicazioni con il difensore, è in contrasto con gli artt. 15, 24 e 111 comma 3 della Costituzione, nonché con l’art. 117 Cost. in relazione all’art. 6 CEDU.

Qui il testo dell’ordinanza.

 

A cura di Yasmine Spigai

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